Se solo mi ricordassi cosa viene dopo "abra" farei sparire l'intero pubblico [Harry Houdini]

9 Aug 2005

"Oh, I thought I'd gotten off the main road" ("Psycho", A.Hitchcock, 1960)



"Oh, I thought I'd gotten off the main road", (trad. "Pensavo di aver smarrito la strada principale", "di aver sbagliato strada") afferma rassegnata Marion Crane (Janet Leigh) di fronte a Norman Bates (Anthony Perkins) trovandosi alla reception del Bates Motel nel film "Psycho" diretto da Alfred Hitchcock nel 1960.
Ma è la "strada principale" intesa come mera "highway" statunitense o, metaforicamente, si tratta del tragitto esistenziale di presunta rettitudine morale che ogni individuo dovrebbe percorrere nell'arco della vita? Entrambi, ma con un occhio di riguardo al secondo: perché Marion Crane - trovatasi come tutti noi davanti ai bivi dei crocicchi della vita - imbocca parecchie (troppe) volte la strada (moralmente) "sbagliata", fino all'estrema tragica conseguenza finale.

Sinossi: Marion Crane (Janet Leigh) è impiegata in un'agenzia immobiliare a Phoenix in Arizona. E' innamorata di Sam Loomis (John Gavin), un uomo che ha da poco divorziato dalla sua ex moglie. Sam è stretto nella morsa dei debiti: deve pagare gli alimenti alla sua ex moglie e alcuni debiti contratti dal padre ormai defunto, motivo per il quale non può' ancora sposare Marion. Lei è infelice per questa condizione e la necessità la porta a sottrarre indebitamente 40.000 $ (che avrebbe dovuto invece depositare in banca,) dandosi alla fuga. Smarrendosi durante il tragitto per raggiungere Sam, giunge al Bates Motel gestito da Norman Bates (Anthony Perkins) e dalla vecchia madre malata di questo. In realtà la madre di Norman è morta da tempo ed il ragazzo, soffrendo di disturbi schizofrenici, si traveste come la madre pensando di essere lei ed uccide la povera ragazza. In seguito Sam e Lila (Vera Miles), la sorella di Marion, aiuteranno a fare luce sull'intera vicenda fino all'epilogo dove Norman Bates verrà arrestato.


Se è vero che Marion è stretta in un legame affettivo al limite dell'immoralità (ama Sam Loomis, un uomo da poco divorziato) ed è costretta dalle circostanze ad incontrarlo clandestinamente in un motel - senza poter rendere pubblico il suo fidanzamento - non di meno Hitchcock riesce magistralmente a convogliare su di lei le simpatie (o empatie) del pubblico.
Anche quando la ragazza si impossesserà illegalmente dei 40.000 $ che potrebbero garantirle finalmente una vita "felice", lo spettatore, pur non potendo condividere eticamente l'atto di un'indebita sottrazione di denaro, non può che provare compassione senza peraltro giungere ad una condanna definitiva. E' bene ricordare inoltre come Janeth Leigh rappresentasse all'epoca la "star" del film e come fosse logico quindi immedesimarsi istintivamente con la "protagonista" (presunta, in questo caso).
Hitchcock
in "Psycho" si diverte ad indirizzare in modo superlativo il favore dello spettatore verso due personaggi (Marion Crane e Norman Bates) che si riveleranno, con il dipanarsi degli eventi, due figure "moralmente" deviate (se pur con le dovute differenze). Il pubblico si troverà così a parteggiare emotivamente prima per una "ladra" e poi per un feroce "assassino psicopatico".
Quando Marion conversa con Norman Bates nella famosa "scena del salotto", le simpatie dello spettatore (all'inizio indirizzate totalmente a Marion) cominciano a riversarsi sulla fragile figura di Norman, un ragazzo timido e insicuro che ha sacrificato la propria vita ed esistenza per accudire la povera madre malata. Così almeno il vecchio (cinico) Hitchcock ci fa credere. E come non provare ora un po' di disgusto per la ragazza mentre consiglia al "buon" Norman di andarsene - cambiando vita - e di far rinchiudere la madre? Lei, la stessa Marion gia COLPEVOLE di fronte alla legge (di Dio e dell'uomo), lei che è ormai una "peccatrice" in fuga dalla giustizia! Come può un essere "immorale" dispensare simili consigli ad un uomo (Norman) che sappiamo (o meglio ci viene fatto credere) essere migliore? Lui casomai la può aiutare.
Saranno infatti le parole del "buon" Norman a rasserenare il conflitto interiore di Marion, dando modo allo spettatore di elaborare una sorta di ripensamento morale nei confronti della "peccatrice", intravvedendo l'alba di una possibile futura redenzione. L'acqua della doccia che la ragazza si appresta a fare ha quindi una funzione catartica, come se con essa si volessero lavare via tutti i "peccati" finora commessi.
Ci sarà però un altro epilogo: Marion fungerà da vittima sacrificale, come beffardamente raffigurato nel dipinto che Norman scosta dal muro per spiarla mentre si spoglia (da raffigurazione iconica a materializzazione in carne ed ossa). Questo preludio del voyeurismo del giovane altro non è che l'ennesimo divertito colpo inferto da Hitchcock al suo pubblico: ora anche Norman ha una piccola "macchia morale" e forse una parte delle simpatie che il ragazzo aveva ricevuto può ora dispiegarsi nuovamente verso Marion, tanto piu' che la ragazza sembra veramente pentita avendo manifestato l'intenzione di tornare indietro per riconsegnare i soldi e per redimersi.
Ma dopo l'assassinio della ragazza (ci aspettavamo una catarsi ben diversa!) e lo sgomento del pubblico (sia per aver visto disattese le proprie aspettative, sia per aver "perduto" la protagonista a metà del film), l'empatia non può che riversarsi in toto sul "povero" compatito Norman. L'uomo incarna (ci viene sempre fatto credere!) il limite estremo dell'amore filiale: il suo unico scopo diventa ora più che mai proteggere a tutti i costi la propria madre malata (un'assassina!). "Protezione"garantita da Norman alla madre sin dall'inizio, con la differenza che ora, per continuare a garantirla, è costretto ad infrangere la legge (di nuovo lo sconfinamento del giusto tracciato morale). Ma, nonostante questo, noi tutti siamo con Lui: quando ripulisce il bagno dalle tracce evidenti dell'omicidio, quando l'auto contenente il cadavere di Marion non affonda (per pochi istanti!!) completamente nella palude melmosa e quando tenta disperatamente di svincolarsi dalle sempre più pressanti domande ed insinuazioni del detective Arbogast prima e di Sam poi. Con Lui fino alla fine, nel momento in cui ci accorgeremo (troppo tardi!!) di essere stati abilmente "giocati" dal maestro, essendoci "schierati" empaticamente con un assassino.
Abbiamo imboccato anche noi, durante il film (nella vita fortunatamente Hitchcock non ce lo chiede), le strade sbagliate?

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1 Comments:

Anonymous Anonymous said...

Non sai quanto mi sei stato d'aiuto con questa analisi!grazie e sinceri complimenti

18/02/08 23:47

 

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