L'incubo del risveglio ("Alien", Ridley Scott, 1979)

"Alien" rappresenta una delle più riuscite analisi cinematografiche dell'ancestrale timore umano nei confronti dell'ignoto, inteso come non conosciuto, qualcosa di celato alla vista, non identificabile: nascosto anche se sempre presente. E' l'atavico timore del buio (nel senso più metaforico del termine), contrapposto alla sicurezza palpabile della luce: l'ignoto che si scontra con il noto.
Il prologo del film racconta il risveglio dell'equipaggio scandito dal passaggio da una situazione di buio assoluto (il sonno) a una di luce estrema, sebbene in realtà Ridley Scott si appresti nel corso della narrazione filmica a connotare l'incubo non nello stato dormiente, ma nella condizione opposta di veglia e piena coscienza. Come evidenziato anche dall'epilogo, la protagonista Ripley (Sigourney Weaver), dopo essersi scontrata con le sue paure (l'alieno) uscendone vittoriosa, troverà di nuovo la pace in quel medesimo sonno placido e avvolgente dal quale si era ridestata.
La sequenza in esame mostra il risveglio dei sette membri dell'equipaggio della Nostromo, una nave spaziale mercantile di ritorno da una missione. Si tratta del ridestarsi da un letargo presumibilmente durato mesi, dato che la struttura che li accoglie è un sofisticato macchinario di ibernazione.

Anno: 1979
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Dan O'Bannon, Ronald Shusset
Montaggio:Terry Rawlings
Fotografia: Derek Vanlint
Musiche: Jerry Goldsmith
Durata: 117'
Formato: 2.35:1
Sinossi: la vicenda è ambientata in un futuro imprecisato. Il computer di bordo (Mother) della navicella spaziale mercantile Nostromo si appresta a fare ritorno sul pianeta terra al termine di una missione quando, avendo captato un segnale di origine sconosciuta, devia dalla rotta prestabilita e risveglia anticipatamente i sette membri dell'equipaggio che riposavano ibernati in un lungo sonno. Dopo essere sbarcati nel pianeta dal quale proviene il misterioso segnale, uno di essi viene attaccato da una creatura aliena che aderisce alla sua faccia. Trasportato il ferito e la creatura all'interno dell'astronave Nostromo, l'alieno riuscirà a nascondersi all'interno del veicolo decimando uno per uno sei dei componenti del gruppo. Alla fine solamente la giovane Ripley riuscirà a salvarsi eliminando il pericoloso mostro.
La sequenza in esame comincia a 4':30" dall'inizio del film. Il computer di bordo si appresta a risvegliare i sette componenti dell'equipaggio.
inq. I (piano seq. di 55')



Assolvenza naturale dal nero. F.I. di un corridoio della Nostromo. M.d.p. fissa. Comincia una musica extradiegetica dal tono calmo.
Ridley Scott utilizza qui un'interessante metodologia per ricreare un'assolvenza dal nero che separa questa sequenza dalla precedente: l'effetto è reso dalle luci naturali (diegetiche) al neon che, accendendosi progressivamente e in sequenza illuminano con un'intensità crescente l'ambiente circostante. Il tema del risveglio, connotato dal passaggio da una condizione di buio ad una di luce (ignoto contro noto) viene enfatizzato (ed in seguito reiterato nella seq.) da questa precisa scelta stilistica del regista.
inq. II


F.I. Movimento di dolly della m.d.p.(breve carrellata in avanti con panoramica orizz. verso sin.); poi la m.d.p. si ferma.La musica extrad. prosegue. La porta della stanza di ibernazione si apre.
Questa micro-inq. è importante ed emblematica poichè rappresenta nella sua essenzialità la sfida verso l'ignoto, ancora il passaggio da un ambiente noto ad uno sconosciuto. Il portellone che si apre dinanzi a noi mima metaforicamente il dischiudersi dell'occhio (passaggio dal sonno alla veglia) e ripropone ancora una volta un ambiente scuro celato alla vista, ma che andrà progressivamente illuminandosi. Un luogo presente anche nelle prime micro-inq. ma relegato allora come fuori campo interno da questa porta, passaggio misterioso ed obbligato tra due mondi.
inq. III


F.I. La m.d.p. esegue una carrellata in avanti per poi fermarsi. La musica extrad. prosegue aumentando di ritmo. L'ambiente circostante comincia ad illuminarsi attraverso delle luci diegetiche che si accendono progressivamente.
Di nuovo il riproporsi della transizione buio-luce rimanda al tema del risveglio: è una sorta di prologo a quello che sarà il ridestarsi dell'equipaggio. Il ritmo più concitato della musica prelude a quello che sarà tra pochi attimi il climax.
inq. IV

P.A. M.d.p. fissa. La musica extrad. prosegue, con un ritmo sempre più concitato. Le teche contenenti l'equipaggio si aprono lentamente.
Troviamo di nuovo un dispositivo (il congegno per il sonno criogenico e le sue teche) il cui movimento rimanda per analogia all'apertura dell'occhio umano. Tutte queste reiterazioni simboliche e formali (passaggio buio-luce, apertura dei vani che delimitano i due mondi) rappresentano in primis lo stile adottato dal regista nel riprodurre attraverso lo strumento filmico il momento particolare del risveglio: non un semplice ridestarsi da un sonno di 8-10 ore ma bensì da un letargo durato mesi. Il direttore della fotografia associa inoltre le inq. legate alla condizione "sonno-buio" a dei colori freddi (dominanti blu), mentre quelle legate al "risveglio-luce" a delle tonalità calde (dominanti rosse), accentuandone così la differenza e il significato. La musica extrad. raggiunge l'apice del suo ritmo nel momento del dischiudersi delle teche (il climax della seq.), per poi tornare placida e tranquilla.
inq. V


Dissolvenza incrociata con l'inq. precedente e raccordo sul sonoro (musica extrad.). Da P.A. a M.F. La m.d.p. è fissa.
Ridley Scott utilizza ora fino alla fine della seq. la scelta stilistica della dissolvenza incrociata per descrivere il momento particolarissimo del risveglio post-ibernazione. In questa micro inq. la dissolvenza implica un breve salto temporale ed un mutamento di posizione della m.d.p. assieme alla scala dei piani.
inq. VI


Dissolvenza incrociata con l'inq. precedente raccordata sul movimento e raccordo sul sonoro (musica extrad.). Da M.F. a P. A. La m.d.p. è fissa.
In questo caso la dissolvenza incrociata non comporta un salto temporale ed è raccordata con il movimento di uno dei membri dell'equipaggio che si porta in posizione seduta. Cambia ancora la collocazione della m.d.p. e la scala dei piani.
inq. VII


Dissolvenza incrociata con l'inq. precedente e raccordo sul sonoro (musica extrad.). Da P.A. a 1/2 P.P. La m.d.p. è fissa.
La dissolvenza incrociata ripropone uno spostamento della m.d.p. ed una variazione della scala dei piani. Potrebbe sottendere una breve ellissi temporale. La transizione dal P.A. al 1/2 P.P. implica il passaggio ad una dimensione più interiore, ma ciò non è dovuto all'importanza del particolare personaggio: troviamo la sua enfatizzazione in quanto simbolo generale dell'atto del risveglio compresso in una serie di gesti e sensazioni destinati a ripetersi (ma in seguito eliminati da un'ellissi e quindi celati allo spettatore) anche per il resto del gruppo. L'attenzione posta sul suo volto ha la funzione ulteriore di comunicare uno stato d'animo singolare di torpore e flemma, una condizione di passaggio tra i due mondi (sonno/buio - veglia/luce).
inq. VIII


Dissolvenza incrociata con l'inq. precedente e raccordo sul sonoro (musica extrad.). 1/2 P.P. La m.d.p. è fissa.
La diss. incr. comporta uno spostamento della m.d.p. e forse un'ellissi temporale.
inq. IX


Dissolvenza incroc. con l'inq. precedente. Raccordo sul movimento e raccordo sul sonoro (musica extrad.). Da 1/2 P.P. a P.A. La m.d.p è fissa.
La dissolv. incroc. è ora raccordata con il movimento di reclinazione del capo dell'uomo e ripropone uno spostam. della m.d.p. ed un mutamento della scala dei piani.
inq. X



Dissolvenza incroc. con l'inq. precedente raccordata sul movimento e racc. sul sonoro (musica extrad.). P.A. La m.d.p. è fissa. La sequenza si conclude con un'ulteriore dissolv. incrociata con la prima inq. della seq. successiva dove tutto l'equipaggio è riunito attorno ad un tavolo per la colazione.
In questo caso la prima dissolv. incrociata ha una particolarità rispetto alle altre: non implica uno spostam. della m.d.p. né un cambiamento nella scala dei piani, ed essendo raccordata sul movimento dell'uomo (alzata in piedi) propone per pochi istanti la sovrimpressione delle due distinte fasi dell'azione (l'uomo seduto e l'uomo in piedi), mentre un altro personaggio comincia a ridestarsi dal sonno. La seq. successiva descrive l'intero gruppo riunito attorno ad un tavolo delineando una marcata ellissi temporale. Vengono omesse quelle azioni che ormai abbiamo fin troppo chiare nella mente (anche perché "fissate" in sovrimpressione più volte), evitando delle reiterazioni inutili.
Di solito la dissolvenza incrociata è uno strumento di punteggiatura filmico utilizzato per denotare un'ellissi temporale o per legare simbolicamente due scene diverse o ancora per rendere più fluida una transizione.
In questo caso il cineasta inglese e il montatore sono andati oltre, riuscendo ad esprimere magistralmente le sensazioni provocate dal risveglio dopo un letargo durato mesi. In primis le transizioni dolci delle dissolvenze e la musica extrad. dal tono placido accompagnano il lento ridestarsi del gruppo (rappresentato qui dall'individuo) comunicando un generale senso di quiete e di torpore. Per quanto riguarda poi la dimensione temporale, il regista gioca con pause, ellissi e dilatazioni che si intersecano perfettamente all'interno della descrizione generale. Le numerose sovrimpressioni legate alle dissolvenze incrociate sembrano voler congelare l'attimo particolare come in una sorta di fermo-fotogramma, sottolineando la congiunzione tematica e formale con il letargo criogenico del gruppo e con la condizione di torpore post-letargico. Ma si tratta anche di un sistema per "fissare"le azioni e i movimenti nella mente dello spettatore dato che il resto dell'equipaggio dovrà ripeterli in quella parte di sequenza che non ci viene mostrata in quanto eliminata da un'ellissi nell' inq. VII. Proprio quest'ultima inq., proponendo la sovrimpressione del personaggio in piedi e seduto (un prima ed un dopo in contemporanea) con una dissolvenza incrociata particolare, rappresenta quasi una dilatazione temporale, un tentativo di ripristino flemmatico delle normali funzioni vitali rallentate dalla condizione di stasi permanente passata: è un pacato riavviarsi del tempo in seguito ad una lunga e forzata pausa . Innegabile il fatto che Scott sfrutti qui la sfera temporale come un demiurgo platonico: partiamo con uno stop seguito da un lentissimo riavvio fino a giungere ad un salto temporale notevole con i sette membri già riuniti in gruppo attorno al tavolo, il tutto avvolto da una sensazione di quiete assoluta. Un incipit perfetto che pone lo spettatore a suo agio, celando ogni possibile riferimento ai toni drammatici e terrificanti che seguiranno.






2 Comments:
Analisi meravigliosa dell'inizio di uno dei miei film preferiti. Complimenti.
22/04/08 14:29
Ti ringrazio.
25/04/08 19:54
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