A Truly Mad Green Clown ("Batman", Tim Burton, 1989)


Anno: 1989
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Sam Hamm, Warren Skaaren (personaggi originali di Bob Kane)
Montaggio: Ray Lovejoy
Fotografia: Roger Pratt
Musiche: Danny Elfman
Durata: 121'
Formato: 1.85 : 1
Sinossi:[..]
Pellicola atipica, specialmente in riferimento allo stile con il quale Tim Burton (straordinario regista visionario immerso in morfeici mondi noir) ci ha deliziato da "Edward Scissorhead" (1990) in poi.
Questo "Batman" (1989) reca - appunto - appena il calco della sua impronta autoriale registica: si stenta a riconoscere l'atmosfera "Burtoniana", ed arduo sarebbe attribuire il film alla mano del maestro californiano senza aver prima sbirciato i titoli di testa.
Ma "Batman" non è un film "di Burton", malgrado l'atto scritto di paternità.
E' un film "di" e "su" Joker, lo straordinario personaggio creato da Jerry Robinson e fatto (ri)vivere qui dall' eccellente ed istrionico (qualità quantomai apprezzata nella sua accezione positiva) Jack Nicholson. L'attore riesce a calarsi nei panni del "mad-green clown" in maniera sopraffina, recitando in modo affettato come il ruolo di Joker comporta ed esige.
Il personaggio Batman (della pellicola) esce scalfito, oscurato dall'ombra del suo più temibile avversario.


I "Villains" di queste saghe possiedono un fascino unico, quell'aroma sinistro e fottutamente corrotto che amalia e cattura il pubblico.
L'"Uomo Pipistrello" che plana sulle prede durante le notti tetre di Gotham City, non può esistere senza un Joker: non sarebbe nessuno. La vita di Joker d'altronde, senza il fine ultimo Batman, tenderebbe al più noioso appiattimento totale.
Entrambi vivono "di" e "per" l'altro: due facce della stessa medaglia, incredibilmente uguali, in paradossale equilibrio nella loro apparente dicotomia.
Ambedue - anche - creatori e fautori della "nascita" e del "successo" dell'altro: è il giovane Jack Napier (ancora inconsapevole "Joker in potenza") a scatenare mediante l'assassinio dei genitori del bimbo Bruce Wayne il desiderio di vendetta e di "crociata anti-crimine" del ragazzino che assumerà in seguito l'identità di Batman.
Ed è proprio l'oscuro cavaliere-pipistrello, divenuto eroe adulto, ad instillare il seme della follia nel semplice gangster Jack, lasciandolo cadere (involontariamente?) nella vasca colma di acido che lo trasformerà nel "pazzo clown verde".

Due figure (forse due bambini cresciuti solo in apparenza?) che "giocano" a rincorrersi, due attori impegnati nel tentativo di strappare reciprocamente all'altro lo spazio del palcoscenico di Gotham.
Joker nutre manifesta gelosia nei confronti del rivale e ne ammira i congegni tecnologici al punto di imitarne la fattura, mantenendo però il proprio inconfondibile stile. Il suo fine, almeno sulla carta, è la distruzione di Batman, figura che ricopre interamente gli spazi mediatici rubando fama, prestigio e popolarità alle folli gesta del clown. E questo lo irrita, come se necessitasse (Lui!) di ulteriori "stimoli" per scatenare il proprio demone folle!
Batman, dal canto suo, non rappresenta l'eroe per antomasia. Ricalca piuttosto le forme di un "anti-eroe" dark: schierato sì contro i criminali, ma ammantato di un alone di mistero, sospetto ed insondabilità che lo condannano - nell'immaginario collettivo - al ruolo di "reietto", accomunandolo a Joker.
Napier, divenuto definitivamente "The Joker", contrappone al nero, rigido, spigoloso e squadrato costume del rivale, un proprio abito che trasuda - nel carnevalesco e sgargiante matrimonio di tinte arancioni e verdi dominate dal viola - il suo inconfondibile tratto, ormai contaminato da una mecenatesca follia.
E se Batman risulta protetto da una dura armatura nella recita del proprio eroico personaggio "Mr Hyde" (quando non incarna il "Dr. Jeckill"/Bruce Wayne), il cattivo Jack Napier - invece - non è più Jack, ma definitivamente e solo il mortale e goliardico "Mr Hyde"/Joker, con un "morbido" soffice costume di clown sponsorizzato sottilmente dallo slogan: "l'apparenza, miei cari, inganna (e di brutto)".
Joker è ormai il "negativo" di un essere umano, condizione rappresentata metaforicamente da quel bianco pallido che ricopre ormai per sempre la sua pelle rovinata dall'acido: per assumere "parvenze normali", utilizza un fondotinta color carne, compiendo l'operazione inversa a quella cui si sottoporrebbe una persona che si truccasse. Ulteriore condanna (causata da un'operazione chirurgico-facciale postuma all'incidente che ne provocò la genesi criminale), è il beffardo ghigno malefico impresso sul volto: tragicomico marchio che connota (e precede) il personaggio.
Joker incarna una figura che si staglia di continuo "sopra le righe" (ed a proposito, Nicholson, con la sua tipica recitazione anch'essa "sopra le righe", non avrebbe potuto rappresentare meglio il personaggio: insomma, "born to play The Joker"). In una scena lo vediamo sezionare - ammirato - con un paio di forbici il contorno della figura di Vicky Vale impressa in una fotografia, dicendo "It's hard to stay inside the lines" ("E' difficile stare dentro le righe, dentro al perimetro"), asserzione che richiama ironicamente l'assonanza tra il suo gesto attuale e la propria indole.
Ma non è un "semplice criminale". Gangster e rapinatore - guidato da bramosia di denaro e potere - era ancor prima dell'incidente, compresso nel ruolo del "semplice" Jack Napier.
Ora è divenuto un qualcosa di più, un'entità "altra", indefinibile se non con l'appellativo di Joker. L'indole che lo anima è assolutamente bizzarra, un sodalizio "forzato" tra "humor noir", megalomania, affettato stile personale , goliardia macabra: il tutto guidato dalla mano della follia.

Il profilo psicologico di Napier - come indicato (in un passaggio del film) - riporta: "violent mood swings, higly intelligent, emotionally unstable" ("violenti sbalzi d'umore, altamente intelligente, emotivamente instabile"); le sue abilità naturali e principali interessi riguardano la scienza, la chimica e l'arte.
Personaggio insolito quindi, contraddittorio nelle sue attitudini ed indoli, ma proprio per questo folgoratamente interessante. Instabile sì, ma la stabilità è tipica di un piano completamente piatto, e come si suol dire, "piattezza=monotonia", ed un "Villain" del genere non meriterebbe tale appellativo. No, non il Joker, per carità.
Lui è unico perchè sa stupire, perchè non legato intrinsecamente al denaro come i semplici criminali da strada. Unico perchè capace di dosare humor, efferatezza ed omicidio in un cocktail squisitamente invitante (e colorato).

A proposito di denaro: quando nel film elargisce in guisa di benefattore 20 Milioni di Dollari in banconote alla folla "adorante" stipata all'inverosimile nelle strade di Gotham (sbeffeggiando il rivale Batman), ottiene quanto aveva sempre voluto: la benevolenza dello "stupido" ed ingenuo popolino, l'agognato sorpasso nella scala della popolarità di Gotham nei confronti del rivale Uomo-Pipistrello. Ma il suo disegno è altro: una battuta ("Don't worry about me. I've got enough" - "Non preoccupatevi per me. Ne ho a sufficienza di denaro, ne ho altro, non diverrò certo povero") riporta il gesto per un momento nel solco della sua vera natura. Il cerchio si chiude con la frase finale "And now comes the part where I relieve you, the little people, of the burden of your failed and useless lives" - "Ed ora viene la parte in cui Io, libererò Voi, piccola gente, del peso delle vostre fallimentari ed inutili vite". Topi attirati in una trappola mortale dall'aroma del più sopraffino formaggio.
Il tutto, nella folle mente del Folle, ha il suo senso: "As my plastic surgeon always said, If you got to go....go with a smile!" - "Come il mio chirurgo plastico dice sempre: se devi andartene, fallo con un sorriso!" (e qui è sottinteso l'andarsene all'altro mondo).
Nella scena finale del film vediamo il "Cavaliere Nero" Batman scagliarsi con rabbia sulla figura di Joker, rinfacciando al clown il fatto di essere responsabile della morte dei suoi genitori, artefice quindi della "mutazione" del giovanissimo Bruce Wayne in Batman. Nei suoi colpi diretti con ferma implacabilità e precisione verso il corpo quasi esangue di Joker, sono impressi tutta la rabbia e il risentimento: quasi una vendetta personale per il fatto di essere stato confinato (come eroe dark) nel girone dei reietti, al pari di un criminale. Lui, scapolo-playboy-miliardario, figura che si situa, toccandoli, agli apici dei due mondi (vita mondana/potere/ricchezza e margini della società/criminalità/infamia).
Ma ciò che Wayne dimentica qui, è il fatto che l'insano Napier/Joker gli ha "donato" involontariamente, pur nella sofferenza, qualcosa di unico e difficilmente ottenibile da un semplice mortale: gli ha "donato" Batman stesso. Un motivo per emergere dalla monotona ed insipida routine "Wayniana", una via alternativa per non venire inghiottito totalmente nella vita "inutile" del semplice playboy rampollo miliardario.
A chi interesserebbero le gesta di Bruce Wayne?
Fortunato comunque Wayne, nel poter mantenere contemporaneamente entrambe le identità e le strade: di giorno percorre in limousine la "Wayne Avenue", di notte sfreccia con una fottuta bellissima Bat-Mobile lungo la "Batman Avenue". Dr Jeckyll e Mr Hyde, ma di gran lusso.
Sfortunato invece Joker, costretto per sempre ad essere Mr. Hyde. Lui, qui, non ha scelta.
Fanculo quindi all'Uomo-Pipistrello: dovrebbe essere Joker a pestarlo con veemenza. Ma non c'è giustizia. Anche perchè, a Gotham City, è proprio Batman a mantenerla.







6 Comments:
Complimenti per il post -- e per l'intero blog, che meriterebbe di essere aggiornato più spesso, se non fosse che si dedica ad un'impresa piuttosto faticosa.
Il primo "Batman" di Burton l'ho rivisto recentemente in preparazione all'ultimo Nolan -- ma più che altro (sapendo che non avrebbe preparato molto) per rispolverare una passione da bambino che non riassaporavo da tempo.
22/08/08 01:47
Grazie per i tuoi commenti.
In effetti, hai ragione per quanto riguarda il proposito di un impegno più costante nei confronti di questo Blog. Cerco di fare il possibile, conciliando (al limite) vari interessi e sprazzi di tempo.
Ma l'esercizio di scrittura è un qualcosa che penso non abbandonerò mai, per cui parte di esso si riverserà sicuramente in questo spazio.
Per quanto riguarda i due Batman Burtoniani, ti dirò che peferisco di gran lunga il secondo episiodio, nel quale domina su tutte la figura sinuosa, indipendente e sarcasticamente perfida di Catwoman (Michelle Pfeiffer straordinaria nella parte).
Anche le atmosfere dark vengono rese al meglio: tutt'altra cosa rispetto al primo episodio.
22/08/08 09:49
Sì, anch'io preferisco il secondo, per motivi estetici ma anche perché rispecchia maggiormente la poetica gibsoniana -- ed è anche abbastanza toccante. Per me comunque sono entrambi due pezzi d'eccellenza.
22/08/08 14:13
Ho scritto "gibsoniana" (non so perché: il Gibson regista mi fa abbastanza ribrezzo-- Dev'essere il pranzo ancora in elaborazione): chiaramente era "burtoniana"--
22/08/08 14:15
Ottima analisi. Come sempre. Ho scritto anch'io, ma solo su Filmuppe, qualcosa sul Batman burtoniano, rapportandolo a quello di Nolan.
Ah, un'altra cosa: tempo fa ricevetti una nomination per un premio dedicato ai blogger, dal titolo "Brillante weblog". Ora, siccome ultimamente sono stato molto impegnato, non ho potuto tener fede all'impegno cui ero tenuto una volta ricevuta la nomina (e cioè nominare a mia volta altri sette blogger da premiare). Ma, per comletezza, l'ho fato ugualmente adesso, che tutto sicuramente si sarà concluso da secoli.
Ecco, tra le sette nominations, c'è anche il tuo blog.
Saluti,a presto.
Richmond (Ricky).
17/09/08 15:33
Grazie Rich o se vuoi Ricky.
Beh ignoravo l'esistenza di questo premio e comunque , data la frequenza e competenza dei tuoi scritti cinematografici (volevo dire tomi... ma io qui in fatto di prolissità posso solo tacere hehe) ;-) te lo sei meritato.
Come avrai notato questo mio pezzo sul "Batman burtoniano" ha un'impostazione un po' diversa dal mio solito: direi irriverente, senza peli sulla lingua, ma mi è venuto cosi'. Ciao e a presto.
23/09/08 15:11
Post a Comment
<< Home